Tecnica

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Status: Experimental gennaio 2018

Dal greco techne = arte, che rimanda a una radice indoeuropea, tek = tessere.

Tirare una riga netta tra scienza e tecnica è impossibile, probabilmente nessun confine ha mai una netta ragion d’essere; è però utile in questo caso cercare di capire le differenze, reali o artificiose che siano.

Se definiamo la tecnica in relazione all’uso di strumenti nell’interazione con la materia possiamo provare a definire la scienza come una sua astrazione avente lo scopo di descrivere la materia.

Dalla tecnica della navigazione nasce, per codifica, astrazione e formalizzazione, la scienza astronomica. In una certa misura la tecnica è più d’azione e la scienza più di contemplazione.

La commistione però è enorme e il tributo, non riconosciuto, che la Scienza (con la maiuscola) deve alla tecnica lo è altrettanto. Prendiamo due esempi tratti da Storia popolare della scienza. Minatori, levatrici e “gente meccanica” di Clifford Conner, un libro apparso in italiano presso Marco Tropea Editore nel 2008.

“Le peculiari innovazioni che trasformarono la macchina a vapore in un’efficiente fonte di energia in grado di far funzionare i macchinari più diversi si debbono al lavoro di un modesto artigiano dotato di mezzi limitati e di una scarsa istruzione, James Watt. Watt era un fabbricatore di utensili la cui bottega era situata nelle vicinanze dell’Università di Glasgow e fu proprio un professore di questa università a chiedergli di riparare un modello di una delle macchine di Newcomen, stimolando in lui il desiderio di migliorarne il progetto. L’artigiano stabilì che l’inefficienza era dovuta alla massiccia perdita di calore che si verificava nel momento in cui il vapore si condensava nel cilindro. La sua soluzione consistette nell’aggiunta di un vaso separato in cui il vapore avrebbe potuto condensarsi con l’ausilio dell’acqua fredda senza però provocare il drastico abbassamento di temperatura del cilindro principale.

Benché Watt fosse un artigiano l’ambiente accademico che lo circondava ebbe un’indubbia influenza su di lui, sebbene la portata di tale influenza sia stata spesso ingigantita. Watt era in rapporti cordiali con Joseph Black, che all’epoca insegnava chimica all’Università di Glasgow. La versione più nota vuole che la teoria del calore latente elaborata dal dottor Black abbia fornito a Watt la chiave teorica per comprendere i limiti della macchina di Newcomen. Ma, come puntualizzano McClellan e Dorn, la pretesa ‘che Watt avesse applicato la teoria del calore latente di Joseph Black per giungere all’idea del condensatore separato’ è stata ‘smentita dalla ricerca storica’.

Inoltre, ‘non si poté nemmeno cominciare a studiare scientificamente’ i sostanziali miglioramenti meccanici apportati da Watt ‘finché la sintesi della cinematica non sviluppò le appropriate tecniche analitiche, nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo’. La carriera di Watt diventa pertanto l’emblema del tipo di relazione che a quel tempo esisteva tra teoria e pratica: l’idea che la ‘termodinamica deve alla macchina a vapore molto di più di quanto la macchina a vapore dovette mai alla termodinamica’ è diventato luogo comune.

Il ferro e il vapore furono al centro della Rivoluzione industriale, ma non ne esauriscono le novità. Così come i meccanici e gli operai metallurgici non furono gli unici artigiani del tempo ad accrescere le conoscenze sulla natura. Abbiamo già citato i birrai in relazione alla scoperta del coke come combustibile alternativo. Non si può dimenticare che fu l’esperienza dei processi di bollitura e condensazione dei liquidi su vasta scala, accumulata nella cantina di distillazione e nella salina  all’origine di una scienza quantitativa del calore. La teoria del calore latente di Joseph Black derivava dal tentativo di spiegare talune nozioni comunemente note ai distillatori: che è necessario più calore per far evaporare completamente l’acqua di quanto ne sia necessario per portarla al punto di ebollizione e che il calore assorbito durante la fase di bollitura ricompare durante il processo di condensazione del vapore” (pp. 401-402).

Possiamo dire che la tecnica è una scoperta e la scienza è un’invenzione?

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