Giulio Maccacaro e Medicina democratica

Lunedì 22 ottobre alla Fondazione Micheletti di Brescia, per il ciclo “Figure e interpreti del Sessantotto – cinquant’anni dopo”, si terrà dalle 15.00 alle 18.00 l’incontro “Giulio Maccacaro e Medicina democratica”.

Gli scritti di Giulio Maccacaro (1924-1977) – ricercatore medico, animatore sociale e culturale, fondatore di Medicina Democratica ed Epidemiologia e Prevenzione, direttore di Sapere, innovatore del sistema sanitario italiano – ci interrogano sui doveri del medico e della medicina in una realtà come quella contemporanea, attraversata da ingiustizie, conflitti e contraddizioni profonde che si riflettono negli interventi in difesa della salute. Mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti durante la sua formazione nazionale e internazionale – p.es. a Cambridge dal 1949 al 1951- Maccacaro valorizza il ruolo dello Stato nelle politiche sociali, ma alla loro base pone sempre quella solidarietà spontanea che distingue ogni gruppo umano, pur garantendo con lo strumento fiscale-redistributivo e l’impegno dei suoi funzionari, un quadro di eguaglianza sociale e di pari opportunità per tutti.

Maccacaro mostrò in Italia la realtà della medicina come dottrina sociale oltre che tecnica e attraverso l’analisi dei suoi rapporti con le altre scienze e il potere ne mise in questione lo status, presunto, di scienza neutrale. Medicina Democratica, rivista e movimento di lotta in difesa della salute, ufficialmente nata al Convegno di Bologna del 15-16 Maggio 1976, ha raccolto e tentato di mettere in pratica finora gli insegnamenti di Giulio Maccacaro, continuando le rivendicazioni per la salute collettiva. Il punto di partenza di ogni lotta contro le nocività furono le fabbriche operaie degli anni ’60 e ’70, subito fu tuttavia chiaro che la difesa dell’ambiente estesa fuori dalla fabbrica era un’altra forma della lotta di classe. Anche per questo, elemento fondante del pensiero di Maccacaro e di Medicina Democratica è il ricorso alla parola e al suo diritto d’uso come strumento inclusivo di una scienza altra, collettiva, partecipata, capace di occuparsi delle ingiustizie e di dare voce a chi non ha rappresentanza, realizzando una dialettica politica e culturale sui temi della salute e del lavoro, integrando nel discorso l’equità socio-economica, la sostenibilità (e il senso) del modello capitalistico industriale e le disfunzioni da questo introdotte: le patologie tumorali e degenerative, l’alienazione, l’individualismo autoreferenziale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *