Il 4 febbraio 2019 Facebook compie 15 anni

Zuckerberg ha scaldato il pubblico con un messaggio markettone a reti unificate di qualche giorno fa dove sostanzialmente ripete la frase che già disse in senato: “senator, we run ads” -facciamo pubblicità-.

Poi dice anche: “opportunità, possibilità, potere nelle mani della gente, noi lavoriamo ogni giorno, è vero che raccogliamo alcune informazioni, ci tengo a chiarire, la cosa che conta di più: le persone, servizi aggiuntivi, amati e utilizzati, chiunque debba avere una voce, se devono vedere la pubblicità, i nostri strumenti per la trasparenza, classica transazione commerciale, questo modello può sembrare poco chiaro, non vendiamo i dati delle persone, l’importante questione, un servizio gratuito”.

Poi: “Voglio essere chiaro: noi ci concentriamo sull’aiutare le persone a condividere e a connettersi, perché lo scopo del nostro servizio è quello di consentire a tutti di rimanere in contatto con la famiglia, gli amici e la loro comunità.”

In ogni caso Faccetta buffa va dicendo che loro continuano a fare pubblicità perché è il modello giusto, e di non preoccuparci che non cedono i nostri dati ad aziende esterne perché non gli conviene.

Se teniamo conto anche di quello che non dice nel discorso, ossia che sta per unificare Messenger (la chat ufficiale di Facebook) con Whatsapp (chat di proprietà di Facebook) e Instagram (Social di proprietà di Facebook) capiamo che si sta ingrandendo. Avrà ancora più dati incrociati a disposizione.

Si tratta di un annuncio di concentrazione del capitale. Come ben dicono a Radio Onda Rossa dal minuto 48 a 58 nella trasmissione: “Le dita nella presa” su tecnologia e politica.

Non si tratta di interoperabilità fra diversi gestori. Lo sarebbe se potessimo mandare un messaggio da Whatsapp a Twitter. Così come nella telefonia possiamo mandare un SMS da Vodafone a TIM. In questo caso invece le tre chat appartengono tutte allo stesso gestore. Non potevano già dialogare tra loro perché sono nate come ditte diverse, prima di essere tutte comperate da Facebook.

L’effabile Zuck dice nel suo discorso che se siamo diffidenti nei confronti di FB è perché non lo capiamo. Considerando che il funzionamento dell’algoritmo di Fb non è certo pubblico, è un pò offensivo. Un pò come se cocacola dicesse che se non ti piace è perché non la capisci. E diccelo come funziona il tuo algoritmo allora! Così capiamo e poi ci fidiamo.

Ma forse si è capito eccome.

Gizmodo: If users don’t trust Facebook, it’s not because they don’t understand it. It’s because they do

Non ci siamo già dimenticati di Cambridge Analytica. Questo è il
video di Channel 4 UK dove giornalisti undercover registrano Alexander Nix
mentre si vanta di aver influenzato le elezioni in Nigeria, Usa, Argentina, ecc. usando i dati comperati da Facebook, ma anche usando corruzione, prostitute ed ex dei servizi segreti.

Ufficialmente Facebook non aveva autorizzato la vendita dei dati di 50 milioni di persone, ufficialmente li aveva dati in uso a un ricercatore. E questo permette a Zuck di andare in giro dicendo: “noi non vendiamo i dati delle persone”.

Buon compleanno toxic social media baro e monopolista.

Musica: Beat on the brat (menaje al moccioso) dei Ramones

Beat on the brat, with a baseball bat, oh yeah, oh yeah

la dichiarazione è stata rilasciata il 24 gen al Wall street journal (eng)

il giorno dopo la dichiarazione di Zuckerberg appare su Repubblica

rep di repubblica usa un paywall

che si può scavalcare usando un add-on

o si può leggere altrove

ma anche qui

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