lost18

Guardian: A/I applicata alla guerra

Le guerre iniziate attorno all’undici settembre 2001 continuano senza lasciar intravedere una fine.
Il pentagono sta investendo molto in tecnologie che le permettano di intensificarle.
Utilizzando i più moderni strumenti della industria tech-nologica l’esercito degli Stati Uniti sta studiando delle tecniche di guerra più “automatiche” che le permettano di affrontare scenari di guerra in ogni luogo e per lungo tempo.

Il guardian

La città del futuro è una macchina di raccolta dati

da Internazionale

Nella Silicon valley rendere “intelligente” un dispositivo significa dotarlo di connettività internet, in modo che possa raccogliere, inviare e ricevere dati, spesso registrando le preferenze degli utenti. L’industria tecnologica ha investito molto sull’idea che intelligente significhi migliore, di conseguenza abbiamo casse stereo intelligenti, termometri intelligenti, schermi per bebè intelligenti, sistemi di oscuramento vetri intelligenti, giocattoli sessuali intelligenti, tutti pronti a raccogliere dati preziosi che poi finiscono nelle mani delle aziende. …

https://www.internazionale.it/notizie/sidney-fussell/2018/12/09/quayside-toronto-smart-city

Google non è un buon vicino.

Da RadioCane:

Da alcuni mesi il quartiere di Kreuzberg, a Berlino, è attraversato da un insieme di proteste contro l’apertura di un Google Campus. Com’è noto, da quelle parti il processo di gentrificazione suscita talvolta vivaci risposte. Tuttavia, in questo caso c’è dell’altro, nella misura in cui si tratta di un ulteriore tassello dei progetti di gestione tecno-totalitaria dell’esistenza portati avanti da Google (e non solo). Dei contorni di queste mobilitazioni e delle sue ragioni ci siamo fatti raccontare da un attivista di “Google ist kein guter Nachbar”.

https://radiocane.info/google/

[01/12/18] USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale 🗓

sabato 1 dicembre 2018

ore 16.30 17.30
@CSOA Cox18

AVVISO
Per permettere la partecipazione alla manifestazione
contro i CPR e il decreto Salvini  l’inizio dell’incontro con Simone Pieranni: “USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale” è spostato alle 17.30

Nel 2017 le start-up cinesi che sviluppano intelligenza artificiale
hanno ottenuto più finanziamenti di quelle americane. Da anni Pechino
lavora e investe perché la nuovissima Cina sia in grado di diventare il
primo paese per quanto riguarda lo sviluppo dell’Intelligenza
artificiale. Il prossimo scontro geopolitico-finanziario verterà
sull’A/I.

App e software in grado di sviluppare l’«internet delle cose»,
modelli predittivi e sistemi di credito sociale su cui incombe la grande
macchina del controllo sociale cinese.

con Simone Pieranni

qui il Podcast

[6/12/18] Zapruder 45 – Hack the System 🗓

Giovedì 6 dicembre

ore 21.00

@CSOA Cox18, via Conchetta 18, Milano

Presentazione del numero 45 della rivista Zapruder, storie in movimento

La storia dell’hacking come lo conosciamo oggi ha origine negli anni ottanta e nei fenomeni controculturali che li attraversarono: di questa esperienza abbiamo tentato in questo numero di offrire una delle prime forme di narrazione corale disponibili nel contesto italiano (e non).
Partiti con l’intenzione di affrontare la storia dell’hacking in una prospettiva globale, è diventata per noi dominante l’idea di affrontare la nascita e l’evoluzione dell’hacktivism, cioè del nesso delle pratiche hacker con l’attivismo e la militanza politica. Questo perché abbiamo preferito concentrarci su un percorso profondamente politico e peculiare del contesto italiano: nonostante la consapevolezza della non neutralità della tecnica, i movimenti italiani infatti riflettono da almeno tre decenni sull’uso sociale delle tecnologie digitali, dimostrando un particolare interesse per i nuovi media e per il loro uso ai fini di una comunicazione e una (contro)informazione libere e indipendenti. Nella costruzione del numero abbiamo seguito le reti dei protagonisti dell’hacking italiano e ci siamo avvicinati a coloro che, prima di noi, si erano interessati di queste storie. La linea di demarcazione tra gli uni e gli altri si è rivelata labile: per questo ci è impossibile distinguere con certezza quanto ci sia di emico (proveniente dall’interno) e quanto di etico (frutto di interpretazione) in questo numero.
Hack the System è una monade, da qualsiasi spiraglio lo si osservi restituisce il tutto.

ne discutono i curatori Ilenia Rossini e Ivan Severi con
Damiano Garofalo
gruppo Ippolita
Marco Philopat

USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale

Incontro del 1/12/2018

SIMONE PIERANNI: USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale

Nel 2017 le start-up cinesi che sviluppano intelligenza artificiale
hanno ottenuto più finanziamenti di quelle americane. Da anni Pechino
lavora e investe perché la nuovissima Cina sia in grado di diventare il
primo paese per quanto riguarda lo sviluppo dell’Intelligenza
artificiale. Il prossimo scontro geopolitico-finanziario verterà
sull’A/I.

qui il podcast integrale

Attenzione Amazon Morde – Voci da Milano e Seattle

Amazon HQ2 will be Amazon’s second headquarters in North America. We expect to invest over $5 billion in construction and grow this second headquarters to include as many as 50,000 high-paying jobs – it will be a full equal to our current campus in Seattle. In addition to Amazon’s direct hiring and investment, construction and ongoing operation of Amazon HQ2 is expected to create tens of thousands of additional jobs and tens of billions of dollars in additional investment in the surrounding community.

Amazon nasce nel 1994 come vendita di libri online, oggi vende qualunque cosa ed è il secondo gruppo per vendite mondiali dopo il cinese Alibaba. Il fondatore Jeff Bezos è l’uomo più ricco del mondo con una fortuna di 150 miliardi. Trentacinque li ha guadagnati solo l’anno scorso. È l’unico cento-miliardario esistito sul pianeta e capeggia il gruppo degli otto uomini bianchi (tra cui due latini) la cui fortuna sommata rappresenta il 51% del totale mondiale, come monitorato e riportato annualmente dalla confederazione Oxfam. Amazon non vende solo merci, le fa. Produce un assistente virtuale (Alexa) presente negli oggetti, dai telefonini alle automobili ai frigoriferi. Bezos crede molto nel controllo vocale. Innumerevoli le integrazioni di tecnologia nei progetti di automatizzazione delle vendite e degli acquisti, tra cui uno (Dash Wand) che permette di scansionare il barcode di una merce attraverso lo schermo del Pc da casa. Ma funziona anche con il comando vocale. Praticamente schiacci un bottone del bastoncino a forma di telecomando e dici: “crostatina di mirtilli” e pronti, arriva a casa, la stessa marca del precedente acquisto. Il negozio è di Amazon (Fresh), che cura la consegna. Il bastoncino con bottone, lettore di codice a barre e microfono anche. È collegato a internet via wifi. Anche internet in gran parte è di Amazon. È il maggiore servizio esistente di backup. Il più grande cloud. Ha introdotto nei dati il concetto del libretto di risparmio, paghi solo quando li recuperi, paghi di più se li vuoi subito. L’upload è sempre gratis. Tra i suoi clienti ha la CIA [0] e il pentagono ma non ci tiene troppo a farlo sapere perché teme che gli altri clienti si spaventino. Quando Amazon ha saputo che la ditta cui aveva appaltato la sicurezza di un magazzino in Germania erano i neo-Nazisti della HESS security che operavano in uniforme nera e maltrattavano i lavoratori immigrati, ha subito interrotto il contratto [01]. Amazon ha tanti clienti e tante informazioni, ma certe cose proprio le sfuggono. Amazon possiede i suoi generatori elettrici che la rendono autosufficiente e ha effettuato nel 2016 in Inghilterra la prima consegna a domicilio via drone. Malgrado il capo sia molto ricco, i dipendenti sono pagati male e lavorano come schiavi. La flessibilità richiesta è totale. Per aumentare la produzione, Amazon ha brevettato un braccialetto per segnalare tramite vibrazioni al magazziniere se stia facendo i movimenti più efficaci per il suo lavoro. Il bracciale poi comunica alla direzione. Il quartier generale di Amazon è a Seattle. Visto che si parla di aprire una sede a Milano [1] [2] (chi scrive è a Milano) presentando la positività dei nuovi posti di lavoro, può essere utile ascoltare qualche voce dalla città che già ha vissuto l’esperienza di avere un Amazon in casa.

“Sono nato qui, nel 1988. Seattle era una città gentile e alla mano… Seattle è sempre stata una città ricca. Ora è cara.” [3]


“La presenza del quartier generale (HQ2) ha cambiato l’identità della città: … le città si augurano che Amazon gli apra una sede ma non sono preparate al fatto che importano una cultura. Non stanno occupandosi solo del loro futuro economico, ma anche della loro identità.” [4]

“Amazon influenza la politica per impedire una tassa che la danneggerebbe” [5]

“Amazon causa gentrificazione, fa alzare gli affitti, fa lavorare i programmatori come pazzi, distrugge i piccoli commerci, tratta male i magazzinieri. Jeff Bezos non è un filantropo” [6]

“Non vende solo prodotti, li realizza. Non si limita a distribuire prodotti dai suoi server, ma li affitta ad altri … In poche parole, ci si comincia a chiedere se Amazon non abbia troppo potere: controlla una fetta enorme del mercato delle vendite online e ha cominciato a espandersi anche al resto della filiera produttiva.” [7]

p.s. Ci scusiamo della parzialità. La lista delle brutture di Amazon è molto più vasta. [8]

[0]: https://www.huffingtonpost.com/norman-solomon/why-amazons-collaboration_b_4824854.html
[01]: https://www.independent.co.uk/news/world/europe/amazon-used-neo-nazi-guards-to-keep-immigrant-workforce-under-control-in-germany-8495843.html
[1]: https://www.lastampa.it/2017/02/13/milano/amazon-apre-la-nuova-sede-a-milano-e-vuole-assumere-NtFgc3YK6OIFm2O7fgGfAK/pagina.html
[2]: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/amazon-buccinasco-1.3883577
[3]: https://gawker.com/how-amazon-swallowed-seattle-1724795265
[4]: https://www.politico.com/magazine/story/2017/10/19/amazon-headquarters-seattle-215725
[5]: https://nationalpost.com/news/world/will-amazons-work-to-kill-seattle-tax-spook-other-cities
[6]:https://www.reddit.com/r/Seattle/comments/2se35f/antiamazon/
[7]: https://www.internazionale.it/notizie/robinson-meyer/2017/06/29/monopolio-amazon
[8]: https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Amazon.com_controversies#Nazi_T-shirts

Il neoliberismo come sconfitta del sessantotto

Penso che il neoliberismo possa essere interpretato come la sconfitta del Sessantotto, e non in continuità con esso. Gran parte della liberazione individuale cui vi riferite è un fenomeno delle classi medie. Nelle regioni deindustrializzate di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia o Germania c’è più disperazione che liberazione.
Non c’è nulla di nuovo nella capacità del capitale di utilizzare gli elementi di una rivolta sconfitta per ricomporsi. Ad esempio, la mania post-sessantottina dell’autogestione in paesi come la Francia è l’eco dei precedenti tentativi di costituire consigli operai. Il CIO negli Stati Uniti è un esempio di come istituzioni costruite sulla sconfitta di un’ondata di lotte radicali – gli scioperi generali di San Francisco, di Minneapolis e nelle fabbriche tessili del Sud negli Stati Uniti nel 1934 – si siano conservate a lungo anche dopo il riflusso. Di nuovo: i residui sulla spiaggia dopo il riflusso della marea.
Ciò che è degno di nota negli ultimi tre decenni è certo il modo in cui il capitale si è appropriato di gran parte dell’effervescenza ideologica dei movimenti degli anni Sessanta, prima sconfitti e poi cooptati. Non è la prima volta che le espressioni di ribellione delle classi medie contro l’alienazione sono state convogliate a fare da apripista per una successiva fase dell’accumulazione. Negli anni Trenta, proprio queste classi riempirono le file della burocrazia dell’emergente Stato sociale. Dopo gli anni Settanta, il personal computer rappresenterà per le classi benestanti del capitalismo “avanzato” un simbolo proprio di questa fase dell’accumulazione analogo all’automobile per il periodo precedente. Eppure, il computer, come prima l’automobile, è molto più di una tecnologia, legato com’è a tutta un’ideologia della libertà, quella della rivoluzione contro il gigantismo, la burocrazia, la gerarchia, contro l’uomo dell’organizzazione1e il completo grigio2:tutti obiettivi della battaglia della Nuova Sinistra degli anni Sessanta. Se il movimento, sia nella sua ala politica sia in quella bohémien controculturale, aveva contrapposto il consumo edonistico al puritanesimo allora dominante, successivamente è stata la classe capitalistica con i suoi lacchè, guidati dalla sua avanguardia yuppie di Wall Street e dellaCity londinese, a darsi alla cocaina dei creativi, ai ristoranti gourmet, all’alta moda. Mentre non si spendeva una parola sull’allungamento della settimana lavorativa, effettiva sia per queste classi creative sponsorizzate da vacui sociologi alla moda come Richard Florida sia a maggior ragione per le famiglie operaie costrette a due o tre lavori per stare a galla e spiaccicate sul corso della new economy e delle autostrade dell’informazione. Per non dire che, per le classi creative e per moltissimi altri lavoratori, PC, cellulare e iPhone hanno sì eliminato l’antagonismo tra lavoro e tempo libero, ma non certo per trasformarli nell’attività onnilaterale di marxiana memoria, bensì per ridurli a lavoro ventiquattro ore su sette giorni3… funzionali all’accumulazione.
L’incorporazione e la normalizzazione delle istanze della fallita stagione di ribellione hanno toccato ogni aspetto della vita. Dai ristoranti chic di New York che, alle pareti le fotografie dei panifici industriali degli anni Trenta, si sono insidiati nelle aree di ex-magazzini, fino a Barnes & Noble4che ha completamente sostituito i caffè alternativi o le librerie indipendenti. Enormi centri commerciali sono sorti dall’oggi al domani con poco o nessun personale di servizio, lasciando la gente a se stessa nella scelta dei prodotti. Questo è il nuovo stile. Ogni azienda, statale o privata, in grado di farlo ha rimpiazzato gli addetti alla reception con opzioni telefoniche infinite e irrilevanti e dalle attese interminabili, riducendo così i costi e spalmando il tempo di lavoro non pagato su coloro che apparentemente se ne servono. Tutta la cultura alternativa precedente, dal blues al jazz alle letture un tempo sovversive, la trovi ora incellofanata nei negozi di Borders. In nome del nuovo ultra-reificato battage dell’informazione – come se libri come la Fenomenologia della Spirito di Hegel o Il Capitale di Marx fossero “informazione” alla pari dell’ultimo manuale di management di Tom Peters – le biblioteche hanno distrutto milioni di libri digitalizzandoli. Così, gli arroganti manager della Silicon Valley e i pubblicitari, che da sempre odiano libri e cultura, promuovo ora l’economia digitalizzata e dematerializzata, senza carta, del nuovo millennio. Con il ridimensionamento via high tech milioni di posizioni lavorative intermedie sono scomparse, mentre coloro che le hanno perse sono stati risucchiati nell’oblio dei suburbi, riciclati e coperti dai cori della new economy. Le università hanno rivisto i programmi dell’educazione liberal nella direzione di una formazione professionale per clienti, consegnando i residui laceri delle vecchie scienze umane all’intellighenzia stracciona postmodernista e decostruzionista coi suoi mantra che proiettano la propria corruzione all’interno dell’universalismo emancipatorio delle passate rivoluzioni.
Tale decadenza ideologica è riuscita a distogliere l’attenzione dal declino accelerato delle infrastrutture materiali, della vecchia economia dei servizi pubblici, dei trasporti, dello stato di metropolitane, strade, marciapiedi e ponti, degli argini di New Orleans o di edifici con appartamenti in affitto. Forse la cosa più sbalorditiva di tutta questa imbellettatura ideologica è stata l’emergere di figure sociali come l’Mba5, il nerd o il broker finanziario, figure già ampiamente denigrate e ridicolizzate nel clima degli anni Sessanta e che sono diventate poco meno che i nuovi rivoluzionari della cultura. Il professore distratto, che a volte conservava ancora un soffio del vecchio umanesimo e ora completamente demodé, è stato sostituito dal critico letterario post-moderno, radical, cinico, elegante e abbronzato, connesso in rete e sempre di passaggio da una conferenza all’altra.

Loren Goldner, Revolution in our lifetime. Conversazione con Loren Goldner sul lungo Sessantotto, 2018, Milano, Colibrì

1Termine in uso negli anni Cinquanta e Sessanta a indicare l’impiegato conformista, conservatore per atteggiamento mentale e modo di vestire, nell’era della grande corporation consolidatasi all’indomani della grande crisi del ’29 e nei primi due decenni del boom del secondo dopoguerra (nota di LG). L’espressione deriva dalla famosa inchiesta sociologica di William Whyte The Organization Man, citata e discussa tra gli altri da Wright Mills e Debord, che uscì negli Stati Uniti nel 1956. Fu tradotta in italiano per Einaudi nel 1973 da Luciano Gallino con il titolo L’uomo dell’organizzazione.

2Dal titolo di un altro bestseller degli anni Cinquanta, il romanzo di Sloan Wilson The Man in the Gray Flannel Suit, tradotto per Mondadori nel 1956 come L’uomo dal vestito grigio. Ne fu fatta anche una riduzione cinematografica di successo con Gregory Peck come protagonista.

3Il cosiddetto 24/7, la giornata lavorativa continua – resa possibile dal capitalismo digitale (computer, cellulari, messaggeria, ecc.) – che esige la disponibilità dei colletti bianchi ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni la settimana, ferie incluse (nota di LG). Sul tema della connettività infinita v. in italiano di Jonathan Crary, 24/7. Il capitalismo all’assalto del sonno, Einaudi, Torino 2015 (ed. or. 2014). Su questi temi cfr., tra gli altri, di Emiliana Armano, Annalisa Murgia, Maurizio Teli (a cura di), Platform Capitalism e confini del lavoro negli spazi digitali, Mimesis, Milano, 2017 e i saggi contenuti in Marco Briziarelli e Emiliana Armano (a cura di), The Spectacle 2.0. Reading Debord in the Context of Digital Capitalism, Westminster University Press, London 2017.

4Il maggiore e più capillare venditore al dettaglio di libri negli Stati Uniti.

5Chi ha acquisito un Master in Business Administration.

Sbugiardatore elettronico

Un progetto finanziato dalla UE per “velocizzare il traffico ai confini dell’Unione” garantendone la sicurezza prevede l’utilizzo di un “avatar” opportunamente istruito nel riconoscimento delle menzogne.

Sul sito dell’UE si legge che il progetto, che va sotto il nome di IBORDERCTRL, ha “l’obiettivo di sviluppare sistemi di controllo alle frontiere allo scopo di facilitare il compito delle guardie nello scoprire l’immigrazione illegale contribuendo in questo modo alla prevenzione di crimini e terrorismo”.

Da un lato quindi si ribadisce l’associazione tra “immigrazione clandestina” e “criminalità” (binomio chiave della politiche razziste ed autoritarie tanto in voga di questi tempi) mentre dall’altro si ipotizza l’uso di sofisticati sistemi di controllo attraverso l’analisi delle micro-espressioni del viso, per effettuare un pre-screening dei viaggiatori.

Cal Lightman (*) ha titillato la fantasia di qualche ricercatore che ora, alla modica cifra di 4,5 milioni di euro, rischia di mettere in piedi il più grande e pericoloso generatore di deduzioni errate di questo inizio secolo.

Non viene difficile immaginare che, una volta testato il “kit sicurezza” su qualche milione di viaggiatori (“più di 700 milioni di persone entrano nell’Unione Europea ogni anno”), si apriranno per lui vastissimi campi di applicazione.

Per non deludere gli animi mercantile la “notizia” sottolinea come si tratti di un mercato che, dal 2020, avrà il valore di 128 Miliardi di Euro.

Paladini di questa impresa sono:

Lussemburgo (Coordinatore),
Grecia,
Cypro,
Regno Unito,
Polonia,
Spagna,
Ungheria,
Germania,
Lettonia.

Sito UE

I-Border

(*) Lie to me è stata una brillante serie televisiva con protagonista il dottor Cal Lightman, interpretato dall’attore Tim Roth. Lightman lavora come consulente per la polizia e fa uso della psicologia applicata, il linguaggio corporale del FACS: Sistema Codificato di Azione Facciale  per indentificare le menzogne e risolvere così dei tremendi casi di cronaca nera. Dal sapore decisamente post 911, Lie to me (Mentimi) è attuale nella piena civiltà della sicurezza preventiva ma il telefilm non è riuscito a confermarsi strumento reazionario di controllo e ha finito per oltrepassare il sipario, diventando divertente e liberatorio.
Difatti la Fox, che lo produceva, se ne è accorta e lo ha bruscamente interrotto nel 2011, a metà della terza serie. FACS!

Lost o del disequilibrio

(di 0mmot)

Premessa


Quelle che seguono sono alcune considerazioni nate dopo i primi due cicli di LOST. Non costituiscono una premessa agli incontri dei cicli successivi né, tanto meno, vogliono essere una sintesi dei precedenti. Si tratta di osservazioni intese ad arricchire le ipotesi iniziali del progetto, scaturite dal riascolto degli incontri svoltisi presso il CSOA Cox18.

L’attività scientifica consiste nell’ipotizzare determinati schemi interpretativi, pur con la consapevolezza che nessun modello potrà comprendere la materia del mondo. Ci si orienta quindi per approssimazioni successive e inevitabilmente capita che ci si sbagli, ma non per questo si deve ricominciare da capo né rinunciare del tutto.
Contemporaneamente anche la politica, intesa come attività volta a trasformare il mondo, necessita inevitabilmente di un modello interpretativo che, a differenza di quanto si poteva pensare ai tempi in cui la scienza aveva un assetto deterministico, sarà traballante e lacunoso.
Partendo da questi limiti (che sono innanzitutto di chi scrive) possiamo cercare di capire cosa sta avvenendo nel campo tecnico-scientifico considerando il ruolo degli attori, la storia precedente e facendo delle ipotesi -seppur timide- sulle possibili evoluzioni. Interesserà quindi la fenomenologia dell’impatto delle ‘nuove’ tecnologie (dove il digitale la fa da leone ma non è solo) ed anche la loro sostanza, sia materiale che organizzativa.


Interesserà sapere chi paga e chi guadagna con tutto ciò, essendo assai evidenti i grossi interessi in gioco, ma anche “cosa” e “come” si paga e si guadagna, inquantoché non è detto che la posta in gioco sia solamente economica e/o materiale.


Interesserà capire come accade che un meccanismo (tecnico o comunicativo) funzioni più di altri dal punto di vista della produzione di consenso e dove ciò possa portare, con particolare attenzione alla politica di cui si parlava prima.


Inevitabilmente l’interrogativo arriva poi a come la politica (nell’accezione sopra detta) agisce su questo terreno. Ci sono sistemi che vanno costantemente alimentati dal punto di vista energetico, sistemi che una volta innescati si autoalimentano e sistemi in cui improvvisamente si determina un mutamento radicale degli equilibri, una trasformazione di stato non casuale ma che può dar luogo a sviluppi imprevisti. È inutile negare che è proprio quest’ultima eventualità a offrire le prospettive più interessanti in vista di un mutamento dello stato di cose vigenti.

È molto difficile sapere dove esattamente si è, ma porsi una domanda del genere è già qualcosa.

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