lost18

Papa Mobile

È esperienza comune che le nostre relazioni di qualsiasi tipo vengano sempre più frequentemente intermediate da dispositivi digitali. I legami interumani diretti lasciano il posto a mille forme di connessioni indirette e artificiali. Il marketing delle ‘internet company’ accompagna questa mutazione tecno-sociale con nuovi miti. La potenza degli smartphone, le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la panacea dei robot per alleviare le fatiche del lavoro, la rivoluzione dei big data e il paradiso terrestre dell’internet delle cose. Un’assuefazione acritica maschera la nostra ignoranza sulle reali implicazioni di questa ulteriore evoluzione del capitalismo.
[…]
Ben oltre la società industriale, la società industriale, la società dello spettacolo e la modernità liquida, la società artificiale ci mette dunque di fronte al germe accattivante e vorace di un nuovo totalitarismo. Un totalitarismo tecnologico che, a differenza di quelli ideologici del Novecento, invade e colonizza il luogo più “sacro” e fondamentale delle libertà. D’altra parte una matura consapevolezza di questa estrema deriva può essere anche il punto di partenza per un’ulteriore rimessa in discussione delle classi sociali e del destino di specie.
Sapremo scegliere o ci accontenteremo di essere scelti?

[Renato Curcio. L’impero virtuale. Colonizzazione dell’immaginario e controllo sociale, Sensibili alle foglie 2017]

Giulio Maccacaro e Medicina democratica

Lunedì 22 ottobre alla Fondazione Micheletti di Brescia, per il ciclo “Figure e interpreti del Sessantotto – cinquant’anni dopo”, si terrà dalle 15.00 alle 18.00 l’incontro “Giulio Maccacaro e Medicina democratica”.

Gli scritti di Giulio Maccacaro (1924-1977) – ricercatore medico, animatore sociale e culturale, fondatore di Medicina Democratica ed Epidemiologia e Prevenzione, direttore di Sapere, innovatore del sistema sanitario italiano – ci interrogano sui doveri del medico e della medicina in una realtà come quella contemporanea, attraversata da ingiustizie, conflitti e contraddizioni profonde che si riflettono negli interventi in difesa della salute. Mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti durante la sua formazione nazionale e internazionale – p.es. a Cambridge dal 1949 al 1951- Maccacaro valorizza il ruolo dello Stato nelle politiche sociali, ma alla loro base pone sempre quella solidarietà spontanea che distingue ogni gruppo umano, pur garantendo con lo strumento fiscale-redistributivo e l’impegno dei suoi funzionari, un quadro di eguaglianza sociale e di pari opportunità per tutti.

Maccacaro mostrò in Italia la realtà della medicina come dottrina sociale oltre che tecnica e attraverso l’analisi dei suoi rapporti con le altre scienze e il potere ne mise in questione lo status, presunto, di scienza neutrale. Medicina Democratica, rivista e movimento di lotta in difesa della salute, ufficialmente nata al Convegno di Bologna del 15-16 Maggio 1976, ha raccolto e tentato di mettere in pratica finora gli insegnamenti di Giulio Maccacaro, continuando le rivendicazioni per la salute collettiva. Il punto di partenza di ogni lotta contro le nocività furono le fabbriche operaie degli anni ’60 e ’70, subito fu tuttavia chiaro che la difesa dell’ambiente estesa fuori dalla fabbrica era un’altra forma della lotta di classe. Anche per questo, elemento fondante del pensiero di Maccacaro e di Medicina Democratica è il ricorso alla parola e al suo diritto d’uso come strumento inclusivo di una scienza altra, collettiva, partecipata, capace di occuparsi delle ingiustizie e di dare voce a chi non ha rappresentanza, realizzando una dialettica politica e culturale sui temi della salute e del lavoro, integrando nel discorso l’equità socio-economica, la sostenibilità (e il senso) del modello capitalistico industriale e le disfunzioni da questo introdotte: le patologie tumorali e degenerative, l’alienazione, l’individualismo autoreferenziale.

[11/11/18] Laboratorio “Delega cognitiva e gamificazione dell’esperienza online” 🗓

domenica 11 novembre 2018

ore 16.30
@CSOA Cox18

Laboratorio: Delega cognitiva e gamificazione dell’esperienza online
a cura del Gruppo Ippolita

Nel corso del workshop verrà proposta una decostruzione critica delle interfacce web commerciali, facendo emergere gli elementi compositivi legati alla gamificazione dell’esperienza dell’utente. Inoltre verrà messa a fuoco la relazione che mente e cervello instaurano con i dispositivi digitali, ponendo l’attenzione sui vari meccanismi di delega che questi comportano sotto il profilo cognitivo.
Il workshop verrà suddiviso secondo la seguente tripartizione:
• Accenni di Gamificazione
Introdurre gli elementi compositivi dell’interfaccia gamificata: competitività, classifiche, livelli, ricompensa/meccanismo premiale, accumulo.
• Gamificazione delle interfacce
Analisi e confronto critico di social, smartphone, ecc. con le interfacce dei giochi presentati in video.
• Delega Cognitiva: emotiva e relazionale Comprensione dei meccanismi di delega agli strumenti tecnologici, dalla memoria ai bisogni relazionali.

Il laboratorio è per un massimo di 20 partecipanti.
Per le iscrizioni scrivere a lost@inventati.org

Uno ‘tsunami di dati’ per consumare 1/5 dell’elettricità del pianeta

L’industria delle comunicazioni potrebbe arrivare ad utilizzare il 20% di tutta l’elettricità mondiale entro il 2025, ostacolando i tentativi di riduzione del cambiamento climatico in quanto la domanda delle server farm affamate di energia che memorizzano dati digitali da miliardi di smartphone, tablet e dispositivi connessi a Internet cresce esponenzialmente…

http://www.climatechangenews.com/

[27/09/18] Tecnologie riproduttive e salute delle donne 🗓

Giovedì 27 settembre 2018

con Laura Corradi

Fecondazione in vitro, gestazione per altri, donazione e vendita di ovociti, a partire dal suo volume Nel ventre di un’altra edito da Castelvecchi, Corradi ci porta a una ricognizione critica sulle tecnologie riproduttive con una particolare attenzione ai privilegi geopolitici ed economici del mondo occidentale e alla salute delle donne coinvolte in ogni parte del processo riproduttivo.

Laura Corradi
Sociologa del corpo, femminista, viaggiatrice. Ha scritto sulla salute
delle donne, sui movimenti di lotta contro le cause ambientali di cancro, sulle mobilitazioni contadine anti-Ogm in India, sul rapporto fra salute e ambiente, sulle pubblicità etero/sessiste, razziste, classiste e sulle forme di guerriglia semiotica agite dai nuovi femminismi.

I costi della letteratura scientifica

Couperin, il consorzio francese che rappresenta più di 250 università e centri  come il CNRS (Centro nazionale per la ricerca scientifica, l’equivalente francese del CNR),
ha annunciato pochi  giorni fa in una dichiarazione che, da questo aprile, il contratto con l’editore di Naturenon sarà rinnovato.
Tuttavia, Springer-Natu re non ha ancora tagliato l’accesso alle sue oltre 2000 riviste nella speranza di arrivare ad un accordo.

All’ordine del giorno di questi incontri c’era principalmente un problema: il prezzo.
Il consorzio francese ha sostenuto che, dal momento che sempre più articoli sono “open access”, cioè ogni ricercatore o centro paga all’editore diverse migliaia di euro per la pubblicazione dell’opera, in modo che in seguito il suo accesso possa essere pubblico e gratuito, non aveva senso che il prezzo degli abbonamenti aumentasse di anno in anno.

https://www.elconfidencial.com/

L’acceleratore LHC di Ginevra: la tecnoscienza e la corsa cieca alle alte energie.

Ripeschiamo dalla sua pagina Facebook questo articolo di Franco Piperno dell’aprile 2015. Non è quella che si dice una notizia del giorno ma neanche si puo’ pensare che le cose siano molto cambiate in questi anni.

L’acceleratore LHC di Ginevra : la tecnoscienza e la corsa cieca alle alte energie.

Nel giorno della Pasqua, il CERN comunica che l’acceleratore LHC è risorto; dopo aver subito qualche compassionevole restauro è ormai pronto ad andare a regime, a funzionare ad una energia estrema– nel gergo dei fisici, si tratta di una energia di decine di migliaia di miliardi di eV, un valore senza precedenti nella storia delle macchine acceleratrici.
Questa corsa alle alte energie — iniziata negli anni trenta del secolo appena trascorso e ritmata più che da bisogni cognitivi dalle esigenze geopolitiche del dispositivo militare industriale — ha fatto sì che, nel giro di ottanta anni, l’energia dei grandi acceleratori sia cresciuta, grosso modo, di un fattore dieci ogni dieci anni.
Siccome il costo di queste macchine aumenta più rapidamente che l’energia ottenuta, una volta finita la guerra fredda che giustificava ogni impresa, è affiorato nella coscienza pubblica la questione della insensatezza di continuare a costruire acceleratori sempre più potenti e sempre più costosi.
Dal punto della ricerca in fisica, questa corsa ha invece una ragione profonda : per ricostruire i comportamenti della materia su scala sempre più piccola occorre esplorare domini spaziali di dimensioni decrescenti; e questo comporta l’uso di proiettili d’energia via via più grande.
Così,la corsa verso energie indefinitamente crescenti è generata, a livello della comunità scientifica, dal tentativo di penetrare nell’infinitamente piccolo.
Non v’è dubbio che la necessità d’impiegare macchine acceleratrici dalla potenza esponenzialmente crescente abbia conseguito, come effetti collaterali, innovazioni tecniche di grande portata, penetrate poi nel processo produttivo così come nelle pratiche mediche o nella comunicazione via WEB.
Quanto ai risultati propriamente scientifici, relativi alle così dette particelle elementari, si va dalla disintegrazione nucleare realizzata per la prima volta da Rutherford alla scoperta delle antiparticelle; poi più di recente del bosone debole,diciamo così, di Rubbia; infine del bosone di Higgs, per citare solo alcuni di un elenco ben lungo — particolare patetico: il costo dell’apparecchio usato da Rutherford si aggira, a prezzi costanti, attorno ad un milionesimo del costo sopportato dal CERN per le sole misure del bosone di Higgs.
Sembrerebbe quindi,come vuole la retorica istituzionale, che la ricerca nelle alte energie proceda con successo — sia pure a costi sociali alti, molto alti tanto da compromettere le risorse finanziarie pubbliche necessarie alla ricerca in altri campi.
Ma questo successo, mediaticamente ostentato, cela nel suo seno un fallimento epocale, una mutilazione dell’autonomia della conoscenza scientifica ed una sua sottomissione strutturale ai governi e all’industria– in breve,la riduzione della fisica a tecnoscienza.
In altri termini, l’acceleratore LHC ginevrino, attualmente il più potente del mondo, dimostra con i suoi successi la crisi nella quale si dibatte la fisica delle alte energie.
Vediamo le cose più da vicino.
I costi e la complessità degli esperimenti tramite le macchine acceleratrici sono tali che se ne possono portare a termine via via di meno, in ragione inversa alla potenza della macchina.
Ancora ai tempi di Rhuterford, quando un esperimento costava qualche centinaia di sterline, un fisico che avesse qualche idea, poteva eseguirne molti, anzi moltissimi –e.g. Faraday è accreditato d’averne compiuti più di diecimila.
Nei laboratori d’alte energie — come autorevolmente ricorda il fisico Emilio Segrè nella sua biografia — quando un solo esperimento dura oltre cinque anni, costa centinaia di milioni di euro e impegna parecchie decine di ricercatori, se ne possono fare ben pochi.
Questo comporta un mutamento sentimentale del ricercatore, della sua “forma mentis”. Avviene come un rovesciamento delle aspettative del soggetto che fa ricerca — laddove lo scienziato moderno era posseduto dalla curiosità, la ricerca nelle alte energie promuove piuttosto una attitudine conformista; nel senso che il ricercatore diviene riluttante a provare esperimenti dall’esito incerto e si abbandona così all’ovvio, pur di ottenere un risultato,una misura.
Detto altrimenti, nella ricerca tramite le macchine acceleratrici, le difficoltà sono di natura tecnica; sicchè il fisico — quando non è costretto ad un ruolo ripetitivo e specializzato da “fach Idiot” quasi fosse un operaio di una fabbrica fondista — dedica la sua energia intellettuale allo sviluppo di nuove tecniche; e quando queste divengono mature, cioè sono riproducibili, si compiono tutti gli esperimenti compatibili.
Negli acceleratori è avvenuta una sorta di fusione irreversibile tra fisica e ingegneria– di conseguenza la forza-lavoro intellettuale è organizzata nel regime di fabbrica, sia pure di una fabbrica speciale come è quella che produce innovazioni tecniche destinate a tramutarsi in merci.
Per usare un verbo filosofico, nei laboratori d’alte energie la tecnica ha sussunto dentro di sè la fisica; e tutto questo ha comportato risultati sociali importanti ma ha richiesto uno stravolgimento della figura intellettuale del fisico.
Insomma, l’ulteriore sviluppo del CERN non passa certo attraverso il reclutamento di un qualche Rutherford ancora sconosciuto;piuttosto ciò di cui abbisogna la ricerca nelle alte energie è di una sorta di Ruther-Ford; ovvero degli scienziati che più che la fisica posseggano quelle abilità tipiche degli industriali e dei finanzieri.

Tecnologia e libertà

Al tempo in cui la tecnologia, e le tecniche informatiche in particolare, sembrano dominare la sfera della produzione e quella del consumo con una intensità e una aggressività mai viste prima, sembra essere molto lacunosa la consapevolezza delle metodologie e delle finalità che l’uso degli strumenti comporta, in particolare quelli digitali, nonché delle caratteristiche intrinseche dei processi che sono vi coinvolti.

Le perplessità, se mai ve ne sono, riguardano soprattutto l’utilizzo eccessivo o errato di una strumentazione che si suppone essere neutrale e al servizio dei naturali bisogni di donne e uomini del nuovo secolo.

La domanda se vi sia un limite che divide l’uso dall’abuso dello strumento tecnologico lascia però inesplorate le interconnessioni che questo ha con gli assetti di potere esistenti e con le esigenze di messa a profitto che esprimono.

Ancora più in sordina è il dibattito sulla scienza e sui suoi rapporti con la tecnica, nonché sulle trasformazioni che queste attraversano nel susseguirsi di crisi e ristrutturazioni del capitale.
Luci e ombre dell’elaborazione teorica e dello sviluppo tecnologico alle soglie del terzo millennio.

Interrogarsi su questi temi per noi significa in primo luogo promuovere momenti di discussione e di confronto collettivi, raccogliere contributi, esperienze e curiosità che sappiamo esistere benché spesso in forma inespressa. Contemporaneamente significa dar vita a pratiche di formazione e informazione suscettibili di irrobustire il nostro approccio agli strumenti e alle teorie che li accompagnano, alimentando la nostra inguaribile propensione a pensare a forme di organizzazione sociale realmente e radicalmente diverse.

Proponiamo quindi una serie di incontri sotto il nome di LOST: le “Lunghe Ombre della Scienza e della Tecnica”. Questi incontri si rivolgeranno a un pubblico vario, non necessariamente fatto di esperti (anzi!), e mirano sia a fornire una basica contro-informazione unita a un primo gradino di formazione sia ad aprire uno spazio di confronto e discussione.

Si tratta di riappropriarsi delle conoscenze e della capacità di criticarle, obiettivo molto ambizioso che, nel nostro modo di vedere, può darsi solo nella rottura degli steccati che separano gli esperti dai profani, i costruttori dagli utilizzatori, guardando ad un mondo che non contempli la differenza dei dotti dai villici.

Apriamo le danze proponendo un testo, un “cappello” introduttivo, lo presentiamo sotto forma di “Richiesta di commenti”1 sulla falsariga di quanto avvenne nei primi anni Settanta quando l’Internet stava preparandosi a nascere. È un testo breve, gnucco e senz’altro incompleto, che serve a noi a fissare dei paletti iniziali. In esso si enucleano quattro aree tematiche principali che pur essendo fortemente in relazione l’una con l’altra si prestano ad una trattazione specifica:

Scienza,
Tecnica,
Tecniche digitali,
Trasmissione del sapere.

Il ciclo di incontri sarà anche un modo per migliorare e approfondire, attraverso arricchimenti, elaborazioni ulteriori e trasformazioni, il contenuto di questo embrionale testo.

Per far ciò abbiamo bisogno dell’aiuto di molti perché, come tutti i percorsi di conoscenza, anche questo deve potersi arricchire durante il suo procedere e nessuno di noi sente di avere una verità o una ragione che non si dia nella relazione con una collettività più ampia.

Proponiamo quindi a quanti più siano interessati di attivarsi attorno al progetto con lo scopo di approfondire e socializzare le conoscenze.

 

 


1 Una “Richiesta di commenti” (RFC) è un tipo di pubblicazione della Internet Engineering Task Force (IETF) e della Internet Society (ISOC), i principali enti di sviluppo tecnico e di definizione degli standard per Internet.
Una appare sotto forma di un memorandum che descrive metodi, comportamenti, ricerche o innovazioni applicabili al funzionamento di Internet e dei sistemi connessi a Internet. Viene pubblicata per permettere una revisione pubblica, una raccolta di commenti e integrazioni, suggerimenti.
La prima RFC è stata composta da Steve Crocker nel 1969 per stilare delle note non ufficiali sullo sviluppo di ARPANET:“We had accumulated a few notes on the design of DEL and other matters, and we decided to put them together in a set of notes. I remember having great fear that we would offend whomever the official protocol designers were, and I spent a sleepless night composing humble words for our notes. The basic ground rules were that anyone could say anything and that nothing was official. And to emphasize the point, I labeled the notes Request for Comments. I never dreamed these notes would distributed through the very medium we were discussing in these notes. Talk about Sorcerer’s Apprentice!”. (Reynolds & Postel, rfc1000, Agosto 1987)

Brugole e Merletti

Due giorni di workshop pratici e mani in pasta.

È tornato il giorno in cui strapparsi le maniche, rotolarsi nella morchia,
pungersi le dita, assordarsi le orecchie, bruciarsi con lo stagno, sporcarsi di
sugo, rovinarsi il vestito. È tornato il giorno di brugole e merletti!
Workshop pratici di elettronica, costruzione e autoriparazione, artigianato,
idee geniali e arti sottovalutate. Presentazione di progetti mirabolanti,
manicaretti, musica e balli sediziosi.

21 e 22 aprile 2018 @ Next Emerson Firenze

http://doityourtrash.noblogs.org/