Segnalazioni

15 aprile Risk di Laura Poitras, 2016

QUANDO
Lunedì 15 aprile 2019.

CHI
UNIT: https://unit.abbiamoundominio.org/

COSA
Visione libera: Risk. di Laura Poitras, 2016
Documentario su Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Motivazioni e contraddizioni su Assange e le sue cerchie, con un occhio in particolare sui rischi che sono stati presi. Il documentario copre il periodo dal 2010 al 2016. Julian Assange è stato arrestato pochi giorni fa e rischia l'estradizione negli Stati Uniti. Il documentario è controverso. Tutta la faccenda di Wikileaks, in quanto coinvolge i massimi livelli del potere internazionale a partire dal Pentagono e le guerre in Afganistan e in Iraq, Guantanamo, la Svezia, l'Inghilterra, l'Ecuador, il Vaticano, il sistema bancario mondiale, la Russia di Putin e le ultime elezioni americane, è controversa.

DOVE
Cinemacello. Macao, viale Molise 68, Milano. Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

Alessa! Alessa!

“Il secondo giorno del blocco, sento mia figlia dal salotto con mio
marito che gridano: Alessa! Alessa!

Si sono dimenticati che la voce di Amazon Echo, Alexa, è stata bandita
da casa. Il blocco è specialmente duro per mia figlia di un anno. Sia
perché Echo è la fonte di musica in casa e sia perché è ossessionata da
tre film: Coco, gli Incredibili e Monster inc., che guardavamo di solito
via Netflix..”

Kashmir Hill, giornalista, decide di provare a vivere senza il gigante
tecnologico e scopre che eliminando radicalmente Amazon dalla sua vita,
usando una VPN per negare la navigazione verso i servizi gestiti da
Amazon, taglia via metà di internet (la quale si appoggia su Amazon AWS).
Compresi alcuni servizi insospettabili come Netflix, Slack e Signal.
Chiede a suo marito di non fare la spesa da Whole Food e sobbalza quando
anche un ordine da Ebay le arriva a casa avvolto in un pacchetto con il
tenace sorrisetto-logo di Amazon.

La vita diventa difficile e scopre che Amazon è un monopolio cui non può
sfuggire.

https://gizmodo.com/i-tried-to-block-amazon-from-my-life-it-was-impossible-1830565336

Unit hacklab “sulla Questione Social”

A cosa servono i social network? – Dibattito su strumenti e limiti della comunicazione social. Se la vicenda di Cambridge analytica ha portato al grande pubblico, compresi gli arborigeni coi quali cerchiamo da sempre di dialogare e di dirci qualcosa, la questione del potere sui cosiddetti social network. Se il gruppo Ippolita ha individuato e indicato anche prima di allora le modalità di funzionamento di Facebook nella pornografia emotiva e nella gamificazione. Se il progetto facebook.tracking.exposed ha tentato di decostruire il funzionamento dell’algoritmo del social monopolista e suggerisce oggi che ognuno abbia il suo proprio algoritmo. Se Unit hacklab con la sua voce collettiva frammentata e traumatizzata si domanda: ma se la piazza diventa centro commerciale che fai? Apri un negozio o gli pianti dentro un casino? Se il gruppo Glep ricorda il sabotaggio come strumento di critica. Se il collettivo Trammenti ricorda che dovremmo ripartire dal concetto di comunità prima della questione tecnica. Se la tendenza di oggi è che la tecnica ci salverà, ma vorremmo partire prima dalle persone e siam qui a domandarci: ma noi cosa vogliamo? Prima di impastarci gioiosamente su identità, delega, autorità, affinità, struttura e responsabilità non possiamo che elencare la scaletta: dopo una breve intro, cominceremo con il resoconto tecnico di alcune pratiche di utilizzo di social network, per arrivare più consapevoli a una desideranda e solo allora si aprirà dibattito. A cura di Unit hacklab, collettivo Trammenti, gruppo Ippolita.

Sulla Questione Social

Giulio Maccacaro e Medicina democratica

Lunedì 22 ottobre alla Fondazione Micheletti di Brescia, per il ciclo “Figure e interpreti del Sessantotto – cinquant’anni dopo”, si terrà dalle 15.00 alle 18.00 l’incontro “Giulio Maccacaro e Medicina democratica”.

Gli scritti di Giulio Maccacaro (1924-1977) – ricercatore medico, animatore sociale e culturale, fondatore di Medicina Democratica ed Epidemiologia e Prevenzione, direttore di Sapere, innovatore del sistema sanitario italiano – ci interrogano sui doveri del medico e della medicina in una realtà come quella contemporanea, attraversata da ingiustizie, conflitti e contraddizioni profonde che si riflettono negli interventi in difesa della salute. Mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti durante la sua formazione nazionale e internazionale – p.es. a Cambridge dal 1949 al 1951- Maccacaro valorizza il ruolo dello Stato nelle politiche sociali, ma alla loro base pone sempre quella solidarietà spontanea che distingue ogni gruppo umano, pur garantendo con lo strumento fiscale-redistributivo e l’impegno dei suoi funzionari, un quadro di eguaglianza sociale e di pari opportunità per tutti.

Maccacaro mostrò in Italia la realtà della medicina come dottrina sociale oltre che tecnica e attraverso l’analisi dei suoi rapporti con le altre scienze e il potere ne mise in questione lo status, presunto, di scienza neutrale. Medicina Democratica, rivista e movimento di lotta in difesa della salute, ufficialmente nata al Convegno di Bologna del 15-16 Maggio 1976, ha raccolto e tentato di mettere in pratica finora gli insegnamenti di Giulio Maccacaro, continuando le rivendicazioni per la salute collettiva. Il punto di partenza di ogni lotta contro le nocività furono le fabbriche operaie degli anni ’60 e ’70, subito fu tuttavia chiaro che la difesa dell’ambiente estesa fuori dalla fabbrica era un’altra forma della lotta di classe. Anche per questo, elemento fondante del pensiero di Maccacaro e di Medicina Democratica è il ricorso alla parola e al suo diritto d’uso come strumento inclusivo di una scienza altra, collettiva, partecipata, capace di occuparsi delle ingiustizie e di dare voce a chi non ha rappresentanza, realizzando una dialettica politica e culturale sui temi della salute e del lavoro, integrando nel discorso l’equità socio-economica, la sostenibilità (e il senso) del modello capitalistico industriale e le disfunzioni da questo introdotte: le patologie tumorali e degenerative, l’alienazione, l’individualismo autoreferenziale.

L’acceleratore LHC di Ginevra: la tecnoscienza e la corsa cieca alle alte energie.

Ripeschiamo dalla sua pagina Facebook questo articolo di Franco Piperno dell’aprile 2015. Non è quella che si dice una notizia del giorno ma neanche si puo’ pensare che le cose siano molto cambiate in questi anni.

L’acceleratore LHC di Ginevra : la tecnoscienza e la corsa cieca alle alte energie.

Nel giorno della Pasqua, il CERN comunica che l’acceleratore LHC è risorto; dopo aver subito qualche compassionevole restauro è ormai pronto ad andare a regime, a funzionare ad una energia estrema– nel gergo dei fisici, si tratta di una energia di decine di migliaia di miliardi di eV, un valore senza precedenti nella storia delle macchine acceleratrici.
Questa corsa alle alte energie — iniziata negli anni trenta del secolo appena trascorso e ritmata più che da bisogni cognitivi dalle esigenze geopolitiche del dispositivo militare industriale — ha fatto sì che, nel giro di ottanta anni, l’energia dei grandi acceleratori sia cresciuta, grosso modo, di un fattore dieci ogni dieci anni.
Siccome il costo di queste macchine aumenta più rapidamente che l’energia ottenuta, una volta finita la guerra fredda che giustificava ogni impresa, è affiorato nella coscienza pubblica la questione della insensatezza di continuare a costruire acceleratori sempre più potenti e sempre più costosi.
Dal punto della ricerca in fisica, questa corsa ha invece una ragione profonda : per ricostruire i comportamenti della materia su scala sempre più piccola occorre esplorare domini spaziali di dimensioni decrescenti; e questo comporta l’uso di proiettili d’energia via via più grande.
Così,la corsa verso energie indefinitamente crescenti è generata, a livello della comunità scientifica, dal tentativo di penetrare nell’infinitamente piccolo.
Non v’è dubbio che la necessità d’impiegare macchine acceleratrici dalla potenza esponenzialmente crescente abbia conseguito, come effetti collaterali, innovazioni tecniche di grande portata, penetrate poi nel processo produttivo così come nelle pratiche mediche o nella comunicazione via WEB.
Quanto ai risultati propriamente scientifici, relativi alle così dette particelle elementari, si va dalla disintegrazione nucleare realizzata per la prima volta da Rutherford alla scoperta delle antiparticelle; poi più di recente del bosone debole,diciamo così, di Rubbia; infine del bosone di Higgs, per citare solo alcuni di un elenco ben lungo — particolare patetico: il costo dell’apparecchio usato da Rutherford si aggira, a prezzi costanti, attorno ad un milionesimo del costo sopportato dal CERN per le sole misure del bosone di Higgs.
Sembrerebbe quindi,come vuole la retorica istituzionale, che la ricerca nelle alte energie proceda con successo — sia pure a costi sociali alti, molto alti tanto da compromettere le risorse finanziarie pubbliche necessarie alla ricerca in altri campi.
Ma questo successo, mediaticamente ostentato, cela nel suo seno un fallimento epocale, una mutilazione dell’autonomia della conoscenza scientifica ed una sua sottomissione strutturale ai governi e all’industria– in breve,la riduzione della fisica a tecnoscienza.
In altri termini, l’acceleratore LHC ginevrino, attualmente il più potente del mondo, dimostra con i suoi successi la crisi nella quale si dibatte la fisica delle alte energie.
Vediamo le cose più da vicino.
I costi e la complessità degli esperimenti tramite le macchine acceleratrici sono tali che se ne possono portare a termine via via di meno, in ragione inversa alla potenza della macchina.
Ancora ai tempi di Rhuterford, quando un esperimento costava qualche centinaia di sterline, un fisico che avesse qualche idea, poteva eseguirne molti, anzi moltissimi –e.g. Faraday è accreditato d’averne compiuti più di diecimila.
Nei laboratori d’alte energie — come autorevolmente ricorda il fisico Emilio Segrè nella sua biografia — quando un solo esperimento dura oltre cinque anni, costa centinaia di milioni di euro e impegna parecchie decine di ricercatori, se ne possono fare ben pochi.
Questo comporta un mutamento sentimentale del ricercatore, della sua “forma mentis”. Avviene come un rovesciamento delle aspettative del soggetto che fa ricerca — laddove lo scienziato moderno era posseduto dalla curiosità, la ricerca nelle alte energie promuove piuttosto una attitudine conformista; nel senso che il ricercatore diviene riluttante a provare esperimenti dall’esito incerto e si abbandona così all’ovvio, pur di ottenere un risultato,una misura.
Detto altrimenti, nella ricerca tramite le macchine acceleratrici, le difficoltà sono di natura tecnica; sicchè il fisico — quando non è costretto ad un ruolo ripetitivo e specializzato da “fach Idiot” quasi fosse un operaio di una fabbrica fondista — dedica la sua energia intellettuale allo sviluppo di nuove tecniche; e quando queste divengono mature, cioè sono riproducibili, si compiono tutti gli esperimenti compatibili.
Negli acceleratori è avvenuta una sorta di fusione irreversibile tra fisica e ingegneria– di conseguenza la forza-lavoro intellettuale è organizzata nel regime di fabbrica, sia pure di una fabbrica speciale come è quella che produce innovazioni tecniche destinate a tramutarsi in merci.
Per usare un verbo filosofico, nei laboratori d’alte energie la tecnica ha sussunto dentro di sè la fisica; e tutto questo ha comportato risultati sociali importanti ma ha richiesto uno stravolgimento della figura intellettuale del fisico.
Insomma, l’ulteriore sviluppo del CERN non passa certo attraverso il reclutamento di un qualche Rutherford ancora sconosciuto;piuttosto ciò di cui abbisogna la ricerca nelle alte energie è di una sorta di Ruther-Ford; ovvero degli scienziati che più che la fisica posseggano quelle abilità tipiche degli industriali e dei finanzieri.

Brugole e Merletti

Due giorni di workshop pratici e mani in pasta.

È tornato il giorno in cui strapparsi le maniche, rotolarsi nella morchia,
pungersi le dita, assordarsi le orecchie, bruciarsi con lo stagno, sporcarsi di
sugo, rovinarsi il vestito. È tornato il giorno di brugole e merletti!
Workshop pratici di elettronica, costruzione e autoriparazione, artigianato,
idee geniali e arti sottovalutate. Presentazione di progetti mirabolanti,
manicaretti, musica e balli sediziosi.

21 e 22 aprile 2018 @ Next Emerson Firenze

http://doityourtrash.noblogs.org/

Criptoparty Con Unit hacklab

15 aprile 2018 alle ore 15.00 @ Macao: Criptoparty con Unit Hacklab

Un criptoparty è un incontro conviviale di seminari a piccoli tavoli invece che
palco-pubblico, sul come difendersi dal controllo usando la crittografia e il
cervello. È consigliabile, ma non obbligatorio, portare con sé un computer e
una ciabatta elettrica, per le parti di pratica. Seguirà aperitivo e proiezione
di: “Nothing to Hide”, documentario 2017 con sottotitoli italiano. Temi: PGP,
uso dei social, passphrase, Tor, Tails, Self-hosting, domande/risposte, ecc

15 aprile 2018 alle ore 15.00 @ Macao V.le Molise 68 Milano

https://wiki.unit.macaomilano.org

Presentazione opuscolo Copyrati

COPYRATI: Riflessioni e strumenti per un superamento del diritto d’autore nell’editoria universitaria

Immaginiamo un’università dove chi fa ricerca scriva i libri e gli studenti li studino. E’ facile. Ora però immaginiamo che per pubblicare questi libri i ricercatori non debbano pagare di tasca loro un editore, come spesso accade, ma che anzi ricevano un compenso – anche modesto – magari dalla loro università. Proviamo a immaginare anche che questo insieme di testi, di dati, di ricerche e di saperi che servono agli studenti per dare i loro esami sia disponibile a tutti sul sito della stessa università. Gratis. Magari in Pdf, così che se qualcuno volesse leggerli potrebbe stamparli a casa o in copisteria. Siamo degli utopisti? Dei pazzi? Forse sì. Ma di certo non più pazzi delle leggi che regolano oggi il diritto d’autore e il mercato editoriale.

Presentazione a cura dell’Assemblea della Statale

21 marzo ORE 19 suppergiù
Via conchetta 18, Milano