nodi e città

Alessa! Alessa!

“Il secondo giorno del blocco, sento mia figlia dal salotto con mio
marito che gridano: Alessa! Alessa!

Si sono dimenticati che la voce di Amazon Echo, Alexa, è stata bandita
da casa. Il blocco è specialmente duro per mia figlia di un anno. Sia
perché Echo è la fonte di musica in casa e sia perché è ossessionata da
tre film: Coco, gli Incredibili e Monster inc., che guardavamo di solito
via Netflix..”

Kashmir Hill, giornalista, decide di provare a vivere senza il gigante
tecnologico e scopre che eliminando radicalmente Amazon dalla sua vita,
usando una VPN per negare la navigazione verso i servizi gestiti da
Amazon, taglia via metà di internet (la quale si appoggia su Amazon AWS).
Compresi alcuni servizi insospettabili come Netflix, Slack e Signal.
Chiede a suo marito di non fare la spesa da Whole Food e sobbalza quando
anche un ordine da Ebay le arriva a casa avvolto in un pacchetto con il
tenace sorrisetto-logo di Amazon.

La vita diventa difficile e scopre che Amazon è un monopolio cui non può
sfuggire.

https://gizmodo.com/i-tried-to-block-amazon-from-my-life-it-was-impossible-1830565336

Guardian: A/I applicata alla guerra

Le guerre iniziate attorno all’undici settembre 2001 continuano senza lasciar intravedere una fine.
Il pentagono sta investendo molto in tecnologie che le permettano di intensificarle.
Utilizzando i più moderni strumenti della industria tech-nologica l’esercito degli Stati Uniti sta studiando delle tecniche di guerra più “automatiche” che le permettano di affrontare scenari di guerra in ogni luogo e per lungo tempo.

Il guardian

La città del futuro è una macchina di raccolta dati

da Internazionale

Nella Silicon valley rendere “intelligente” un dispositivo significa dotarlo di connettività internet, in modo che possa raccogliere, inviare e ricevere dati, spesso registrando le preferenze degli utenti. L’industria tecnologica ha investito molto sull’idea che intelligente significhi migliore, di conseguenza abbiamo casse stereo intelligenti, termometri intelligenti, schermi per bebè intelligenti, sistemi di oscuramento vetri intelligenti, giocattoli sessuali intelligenti, tutti pronti a raccogliere dati preziosi che poi finiscono nelle mani delle aziende. …

https://www.internazionale.it/notizie/sidney-fussell/2018/12/09/quayside-toronto-smart-city

Google non è un buon vicino.

Da RadioCane:

Da alcuni mesi il quartiere di Kreuzberg, a Berlino, è attraversato da un insieme di proteste contro l’apertura di un Google Campus. Com’è noto, da quelle parti il processo di gentrificazione suscita talvolta vivaci risposte. Tuttavia, in questo caso c’è dell’altro, nella misura in cui si tratta di un ulteriore tassello dei progetti di gestione tecno-totalitaria dell’esistenza portati avanti da Google (e non solo). Dei contorni di queste mobilitazioni e delle sue ragioni ci siamo fatti raccontare da un attivista di “Google ist kein guter Nachbar”.

https://radiocane.info/google/

[01/12/18] USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale 🗓

sabato 1 dicembre 2018

ore 16.30 17.30
@CSOA Cox18

AVVISO
Per permettere la partecipazione alla manifestazione
contro i CPR e il decreto Salvini  l’inizio dell’incontro con Simone Pieranni: “USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale” è spostato alle 17.30

Nel 2017 le start-up cinesi che sviluppano intelligenza artificiale
hanno ottenuto più finanziamenti di quelle americane. Da anni Pechino
lavora e investe perché la nuovissima Cina sia in grado di diventare il
primo paese per quanto riguarda lo sviluppo dell’Intelligenza
artificiale. Il prossimo scontro geopolitico-finanziario verterà
sull’A/I.

App e software in grado di sviluppare l’«internet delle cose»,
modelli predittivi e sistemi di credito sociale su cui incombe la grande
macchina del controllo sociale cinese.

con Simone Pieranni

qui il Podcast

USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale

Incontro del 1/12/2018

SIMONE PIERANNI: USA e Cina, la sfida per l’Intelligenza Artificiale

Nel 2017 le start-up cinesi che sviluppano intelligenza artificiale
hanno ottenuto più finanziamenti di quelle americane. Da anni Pechino
lavora e investe perché la nuovissima Cina sia in grado di diventare il
primo paese per quanto riguarda lo sviluppo dell’Intelligenza
artificiale. Il prossimo scontro geopolitico-finanziario verterà
sull’A/I.

qui il podcast integrale

Attenzione Amazon Morde – Voci da Milano e Seattle

Amazon HQ2 will be Amazon’s second headquarters in North America. We expect to invest over $5 billion in construction and grow this second headquarters to include as many as 50,000 high-paying jobs – it will be a full equal to our current campus in Seattle. In addition to Amazon’s direct hiring and investment, construction and ongoing operation of Amazon HQ2 is expected to create tens of thousands of additional jobs and tens of billions of dollars in additional investment in the surrounding community.

Amazon nasce nel 1994 come vendita di libri online, oggi vende qualunque cosa ed è il secondo gruppo per vendite mondiali dopo il cinese Alibaba. Il fondatore Jeff Bezos è l’uomo più ricco del mondo con una fortuna di 150 miliardi. Trentacinque li ha guadagnati solo l’anno scorso. È l’unico cento-miliardario esistito sul pianeta e capeggia il gruppo degli otto uomini bianchi (tra cui due latini) la cui fortuna sommata rappresenta il 51% del totale mondiale, come monitorato e riportato annualmente dalla confederazione Oxfam. Amazon non vende solo merci, le fa. Produce un assistente virtuale (Alexa) presente negli oggetti, dai telefonini alle automobili ai frigoriferi. Bezos crede molto nel controllo vocale. Innumerevoli le integrazioni di tecnologia nei progetti di automatizzazione delle vendite e degli acquisti, tra cui uno (Dash Wand) che permette di scansionare il barcode di una merce attraverso lo schermo del Pc da casa. Ma funziona anche con il comando vocale. Praticamente schiacci un bottone del bastoncino a forma di telecomando e dici: “crostatina di mirtilli” e pronti, arriva a casa, la stessa marca del precedente acquisto. Il negozio è di Amazon (Fresh), che cura la consegna. Il bastoncino con bottone, lettore di codice a barre e microfono anche. È collegato a internet via wifi. Anche internet in gran parte è di Amazon. È il maggiore servizio esistente di backup. Il più grande cloud. Ha introdotto nei dati il concetto del libretto di risparmio, paghi solo quando li recuperi, paghi di più se li vuoi subito. L’upload è sempre gratis. Tra i suoi clienti ha la CIA [0] e il pentagono ma non ci tiene troppo a farlo sapere perché teme che gli altri clienti si spaventino. Quando Amazon ha saputo che la ditta cui aveva appaltato la sicurezza di un magazzino in Germania erano i neo-Nazisti della HESS security che operavano in uniforme nera e maltrattavano i lavoratori immigrati, ha subito interrotto il contratto [01]. Amazon ha tanti clienti e tante informazioni, ma certe cose proprio le sfuggono. Amazon possiede i suoi generatori elettrici che la rendono autosufficiente e ha effettuato nel 2016 in Inghilterra la prima consegna a domicilio via drone. Malgrado il capo sia molto ricco, i dipendenti sono pagati male e lavorano come schiavi. La flessibilità richiesta è totale. Per aumentare la produzione, Amazon ha brevettato un braccialetto per segnalare tramite vibrazioni al magazziniere se stia facendo i movimenti più efficaci per il suo lavoro. Il bracciale poi comunica alla direzione. Il quartier generale di Amazon è a Seattle. Visto che si parla di aprire una sede a Milano [1] [2] (chi scrive è a Milano) presentando la positività dei nuovi posti di lavoro, può essere utile ascoltare qualche voce dalla città che già ha vissuto l’esperienza di avere un Amazon in casa.

“Sono nato qui, nel 1988. Seattle era una città gentile e alla mano… Seattle è sempre stata una città ricca. Ora è cara.” [3]


“La presenza del quartier generale (HQ2) ha cambiato l’identità della città: … le città si augurano che Amazon gli apra una sede ma non sono preparate al fatto che importano una cultura. Non stanno occupandosi solo del loro futuro economico, ma anche della loro identità.” [4]

“Amazon influenza la politica per impedire una tassa che la danneggerebbe” [5]

“Amazon causa gentrificazione, fa alzare gli affitti, fa lavorare i programmatori come pazzi, distrugge i piccoli commerci, tratta male i magazzinieri. Jeff Bezos non è un filantropo” [6]

“Non vende solo prodotti, li realizza. Non si limita a distribuire prodotti dai suoi server, ma li affitta ad altri … In poche parole, ci si comincia a chiedere se Amazon non abbia troppo potere: controlla una fetta enorme del mercato delle vendite online e ha cominciato a espandersi anche al resto della filiera produttiva.” [7]

p.s. Ci scusiamo della parzialità. La lista delle brutture di Amazon è molto più vasta. [8]

[0]: https://www.huffingtonpost.com/norman-solomon/why-amazons-collaboration_b_4824854.html
[01]: https://www.independent.co.uk/news/world/europe/amazon-used-neo-nazi-guards-to-keep-immigrant-workforce-under-control-in-germany-8495843.html
[1]: https://www.lastampa.it/2017/02/13/milano/amazon-apre-la-nuova-sede-a-milano-e-vuole-assumere-NtFgc3YK6OIFm2O7fgGfAK/pagina.html
[2]: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/amazon-buccinasco-1.3883577
[3]: https://gawker.com/how-amazon-swallowed-seattle-1724795265
[4]: https://www.politico.com/magazine/story/2017/10/19/amazon-headquarters-seattle-215725
[5]: https://nationalpost.com/news/world/will-amazons-work-to-kill-seattle-tax-spook-other-cities
[6]:https://www.reddit.com/r/Seattle/comments/2se35f/antiamazon/
[7]: https://www.internazionale.it/notizie/robinson-meyer/2017/06/29/monopolio-amazon
[8]: https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Amazon.com_controversies#Nazi_T-shirts

Unit hacklab “sulla Questione Social”

A cosa servono i social network? – Dibattito su strumenti e limiti della comunicazione social. Se la vicenda di Cambridge analytica ha portato al grande pubblico, compresi gli arborigeni coi quali cerchiamo da sempre di dialogare e di dirci qualcosa, la questione del potere sui cosiddetti social network. Se il gruppo Ippolita ha individuato e indicato anche prima di allora le modalità di funzionamento di Facebook nella pornografia emotiva e nella gamificazione. Se il progetto facebook.tracking.exposed ha tentato di decostruire il funzionamento dell’algoritmo del social monopolista e suggerisce oggi che ognuno abbia il suo proprio algoritmo. Se Unit hacklab con la sua voce collettiva frammentata e traumatizzata si domanda: ma se la piazza diventa centro commerciale che fai? Apri un negozio o gli pianti dentro un casino? Se il gruppo Glep ricorda il sabotaggio come strumento di critica. Se il collettivo Trammenti ricorda che dovremmo ripartire dal concetto di comunità prima della questione tecnica. Se la tendenza di oggi è che la tecnica ci salverà, ma vorremmo partire prima dalle persone e siam qui a domandarci: ma noi cosa vogliamo? Prima di impastarci gioiosamente su identità, delega, autorità, affinità, struttura e responsabilità non possiamo che elencare la scaletta: dopo una breve intro, cominceremo con il resoconto tecnico di alcune pratiche di utilizzo di social network, per arrivare più consapevoli a una desideranda e solo allora si aprirà dibattito. A cura di Unit hacklab, collettivo Trammenti, gruppo Ippolita.

Sulla Questione Social